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IL MUSEO CIVICO-PARROCCHIALE “Maria Crocefissa Satellico” di Ostra Vetere
LA SEDE E IL PROGETTO MUSEOLOGICO di Valter Curzi (Curatore scientifico del Progetto museologico)
Il Museo civico-parrocchiale di Ostra Vetere ha sede nell’ala principale dell’ex convento di S. Lucia (fig. 1), che ha ospitato l’Ordine delle Clarisse dal tardo Medioevo all’Ottocento. Successivamente all’annessione delle Marche al Regno d’Italia, a cui veniva fatta seguire nel 1810 la soppressione delle corporazioni religiose, il complesso conventuale fu messo all’asta ad eccezione della chiesa limitrofa. Dall’edificio sacro, rimasto aperto al culto, fu tuttavia requisita la pala dell’altare maggiore raffigurante il Martirio di Santa Lucia di Giampietro Zanotti (1674-1765), inviata a Milano con lo scopo di incrementare le collezioni della costituenda Pinacoteca di Brera. Il mancato ingresso del dipinto nel museo milanese ne ha decretato sin dal 1874 il trasferimento nella parrocchiale di Pusiano (CO). L’esecuzione del quadro di Ostra Vetere da parte del noto pittore bolognese nel 1703 si ricollega alla ristrutturazione della chiesa e del monastero che risale agli stessi anni. Alla radicale trasformazione dell’interno della chiesa nelle forme attuali, corrispondono nel convento interventi di ammodernamento significativamente attestati, nell’area interessata dall’allestimento del Museo, dall’elegante scala che conduce al primo piano (fig. 2). Nell’ambiente del piano terreno, di fronte alla scala, la presenza di alcuni manufatti, riconducibili alla lavorazione delle olive e alla produzione del vino, documentano la trasformazione del convento nella sede di un’azienda agricola, a seguito della messa all’incanto dei locali che furono acquistati dalla famiglia Marulli. Nel 2000 il comune di Ostra Vetere ha acquisito la proprietà dell’ex monastero promuovendone il restauro e destinando una parte dell’ampio complesso architettonico a sede del museo, dell’archivio storico comunale e della biblioteca civica. Tali istituzioni sono chiamate ad agevolare, in primo luogo, la comunità locale nel riappropriarsi e nel tutelare il proprio patrimonio culturale. Tenendo presente questa esigenza, si è scelto di riunire opere d’arte di proprietà comunale e parrocchiale, nell’interesse prioritario di un recupero quanto più ampio possibile e della rilettura globale dell’eredità storica. L’importanza della ricomposizione dei contesti originari trova l’espressione più significativa nel riordinamento e nella valorizzazione delle opere d’arte della chiesa conventuale di S. Francesco, abbattuta all’inizio del Novecento, e della biblioteca storica del Frati Minori Riformati, affidata alla cura del comune nel 1869. E’ doveroso rievocare l’incuria e il disinteresse, negli anni successivi all’Unità d’Italia, nei confronti di tali beni dopo la liquidazione dell’asse ecclesiastico e la secolarizzazione dei due conventi. Il varo del nuovo museo risarcisce Ostra Vetere della mancata partecipazione delle autorità locali dell’epoca al rinnovo delle istituzioni culturali di fine Ottocento, quando l’urgenza conservativa del patrimonio secolare uscito dai conventi soppressi, determinò l’apertura e la distribuzione capillare sul territorio nazionale di biblioteche e musei civici.


CHIESA E CONVENTO DI S. FRANCESCO
Ubicato originariamente nel cuore dell’abitato, nell’antica piazza del Mercatale, oggi piazza della Libertà (fig. 3), il complesso monastico di S. Francesco rappresentò per secoli il principale insediamento religioso di Ostra Vetere. Le opere d’arte scampate alla distruzione e alla dispersione e raccolte in questa sede coprono l’ampio arco cronologico che dal Quattrocento si protrae fino al Settecento. Esse sono sufficienti a documentare il rapporto privilegiato dei fedeli con un luogo che dovette a lungo richiamare, insieme alla memoria delle antiche origini della comunità, esempi di fede, di dedizione, di stabilità sociale e, infine, di aggiornamento culturale. L’insediamento francescano di Ostra Vetere viene ricordato fin dal 1292, quando papa Niccolò IV invia al convento una preziosa reliquia della croce di Cristo, accordandogli il permesso per la concessione di indulgenze. Risalgono al sec. XVII le prime puntuali descrizioni della chiesa. Edificio originariamente a due navate, esso fu interessato nel 1635 da un restauro radicale. «Ai nostri giorni» rammentano le fonti dell’epoca «detta Chiesa fu ridotta a una sola navata […], levandola dall’architettura Gotica, bassa ed oscura, ad architettura un poco più aggiustata e moderna». Il restauro comportò, come attestano i dipinti presenti nel museo, la sostituzione delle antiche immagini sacre con nuove pale d’altare, così da rendere possibile sia l’aggiornamento dell’iconografia sui più illustri modelli della scuole artistiche baroccesca e ridolfiana, sia la promozione e il rinnovo del culto di santi appartenenti all’Ordine francescano. Al mancato ingresso di opere d’arte significative nel Settecento, corrisponde il declino progressivo del monastero, tanto che all’ingiunzione della sua chiusura, nel secolo successivo, avrebbero risposto quattro religiosi, i soli rimasti ad occupare gli ampi spazi del complesso conventuale. Rientrato il monastero nei primi provvedimenti di soppressione delle corporazioni religiose, seguite all’Unità d’Italia, esso venne secolarizzato nel 1861, passando sotto l’amministrazione del comune che a sua volta lo consegnò in uso all’Abate Parroco, al quale fu concesso di mantenere la chiesa aperta al culto. Ciò non fu tuttavia sufficiente a garantirne la custodia; fu anzi nella disputa, facile da ipotizzare, sulle rispettive competenze dell’ente proprietario e del soggetto affidatario, che si assistette a un degrado repentino dell’edificio religioso, fino alla chiusura nel 1909. L’ultimo atto del monumento secolare fu consumato tra il 1914 e il 1915. Preservato il portale marmoreo romanico della facciata (fig. 4) - riutilizzato nella locale chiesa di S. Severo - e rimossi parte degli affreschi del Quattrocento, la chiesa venne rasa al suolo per far posto alla piazza attuale, sulla quale ancora oggi si affacciano, oltre alla torre campanaria e al chiostro, alcuni locali dell’ex monastero.
LE TESTIMONIANZE ARTISTICHE PIÙ ANTICHE
«L’edificio è cadente e la sua pronta demolizione s’impone oltre che per motivi d’incolumità pubblica, anche per togliere un testimonio triste dell’incuria raccapricciante in cui il manufatto fu lasciato». E’ con questo sorprendente resoconto che la Soprintendenza per la Conservazione dei Monumenti delle Marche accordò nel giugno del 1913 il permesso per la demolizione della chiesa di S. Francesco. Fu nel corso dei lavori per l’atterramento dell’edificio che venne alla luce una serie di dipinti murali documentati, ancora in loco, attraverso una dettagliata relazione e una campagna fotografica approntate con lo scopo di programmare il distacco degli affreschi. Sei profonde e ampie nicchie, ubicate ai lati dell’area presbiteriale e lungo la parete destra della chiesa, ospitavano una galleria di immagini sacre databili negli ultimi decenni del Quattrocento. Nonostante la documentazione d’archivio dell’inizio del Novecento restituisca il proposito di un salvataggio integrale degli affreschi, per la verità notevolmente danneggiati, attualmente rimangono i soli dipinti esposti in questa sede. Le testimonianze più antiche del ciclo pittorico si ricollegano, con ogni probabilità, alla grave pestilenza che attorno al 1470 funestò la Marca. Oltre alla data riportata nella Madonna con Bambino e Santi (fig. 5), potrebbe accreditare tale ipotesi la presenza del San Sebastiano, per secoli invocato contro il morbo insieme a San Rocco. Al pittore Andrea di Bartolo da Jesi, attivo nella stessa epoca nella vicina chiesa di S. Fortunato, nei pressi di Serra de Conti, può essere ricondotto il dipinto con la Vergine e i Santi Giovanni Battista e Antonio Abate. L’ opera fortemente influenzata, nel carattere ieratico e arcaico, dai modi del più noto Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro, conferma i stretti rapporti tra i due artisti, di recente attestati per via documentaria. A distanza di due decenni il pittore di Sant’Angelo in Vado Dionisio Nardini riprese la decorazione della chiesa con il San Martino e che dona il mantello al mendicante, una serie di Santi, dei quali rimane il Sant’Antonio da Padova (fig. 6) e un San Domenico con il libro della regola, attualmente disperso, ma documentato sia dalla campagna fotografica dell’inizio del Novecento, sia dal soprintendente Luigi Serra che lo registra nel 1925 presso il Municipio. Se sopravvissuto nella sua interezza il ciclo di Ostra Vetere avrebbe costituito una delle tappe più significative del percorso artistico di Nardini, fortemente segnato dalla cultura figurativa urbinate ruotante intorno al pittore Giovanni Santi, padre di Raffaello.
IL RESTAURO DELLA CHIESA NEL SEICENTO
Prima del restauro del 1635, che trasformò radicalmente la chiesa, si intese risarcirne il decoro con la ricostruzione della cappella dedicata all’Annunciazione. Per l’arredo ci si avvalse della collaborazione della bottega del noto maestro urbinate Federico Barocci, ottenendo la copia dell’Annunciazione (fig. 7), una delle sue più celebri invenzioni pittoriche. Il dipinto originale, attualmente conservato nella Pinacoteca Vaticana, venne eseguito tra il 1582 e il 1584 per la Cappella dei Duchi di Urbino nella basilica di Loreto. Il successo riscontrato dall’opera è documentato da numerosissime copie realizzate dentro e fuori la bottega del maestro. La versione di Ostra Vetere, impaginata con l’aggiunta dell’Eterno Padre mancante nell’originale, rientra nel novero delle opere condotte con l’utilizzo di cartoni e disegni del maestro e può essere riferita a un allievo e collaboratore di Barocci. A conferma del rapporto privilegiato della comunità monastica di Ostra Vetere con la bottega baroccesca - oberata all’inizio del Seicento da numerosissime richieste per il cui vaglio interviene lo stesso duca Francesco Maria II Della Rovere - rimane inoltre il quadro raffigurante le Stimmate di San Francesco, forse collocato in origine nell’altare maggiore. Si tratta della copia del dipinto eseguito da Barocci per la chiesa di S. Francesco in Urbino. Una pala d’altare replicata, come l’Annunciazione, in decine e decine di esemplari, tanto da divenire nel sec. XVII una delle immagini normative dell’ordine francescano. Con il restauro della chiesa, alla bottega di Barocci subentrò quella di Claudio Ridolfi, il pittore veronese - stabilitosi nel secondo decennio del Seicento nella vicina Corinaldo - erede indiscusso delle fortune del grande artista urbinate, scomparso nel 1612. Tutti i dipinti richiesti per la chiesa di San Francesco, dopo i lavori di ristrutturazione, sono debitori delle invenzioni e dei modi di Ridolfi. Un fatto, quest’ultimo, testimone sia del favore accordato dalla committenza al linguaggio devoto e edificante dell’artista, sia dell’influsso da lui esercitato nel contesto artistico locale.
TESTIMONIANZE ARTISTICHE DALLE CHIESE DEL SS. CROCIFISSO E DI S. ANTONIO DA PADOVA AL BORGO
Ubicata «fuori de muri», a poca distanza dall’abitato, la chiesa del Santissimo Crocifisso venne costruita inglobando un’edicola affrescata nel Quattrocento con la Crocifissione di Cristo, immagine ritenuta miracolosa. Il persistere della venerazione di tale effige, motivò l’ampliamento dell’edificio e la realizzazione di una serie di dipinti murali di carattere votivo, commissionati tra la fine degli anni Sessanta del Cinquecento e l’inizio del decennio successivo. Al ciclo di dipinti della chiesa appartiene la coppia di affreschi esposta nel museo, raffigurante una Gloria di Angeli, frammento superstite della Natività di Cristo, e una Pietà con San Giuseppe d’Arimatea e San Giovanni Evangelista. Lo stato lacunoso dei dipinti da conto del precoce degrado delle opere, già lamentato nel tardo Seicento quando a danno della Pietà, si registrava la «superstiziosa devozione dei fedeli, che si portano [via] il calcinaccio per la febbre». La Natività, insieme ad altri brani affrescati ancora ubicati nella chiesa del SS. Crocifisso, rimane la sola testimonianza dell’attività di Giovan Battista Lombardelli a Ostra Vetere. Qui il pittore era nato intorno al 1537 e le opere in questione documentano l’avvio della sua fortunata carriera professionale, prima del prolungato soggiorno romano che lo vide partecipe di alcuni dei più importanti cantieri artistici dell’epoca. Dalla chiesa provengono inoltre la coppia di formelle in terracotta policroma (fig. 8), rari esemplari di una tipologia di maioliche, di carattere devozionale, ma al di fuori della produzione seriale, attestatasi tra Marche e Romagna intorno all’ultimo quarto del Quattrocento. A Giovan Battista Peruzzi, abate di S. Maria di Piazza a Ostra Vetere dal 1656 al 1662, si deve la costruzione della chiesa-oratorio di S. Antonio da Padova dalla quale provengono il gruppo di dipinti conservatosi fortunosamente nella sua integrità e qui riallestito. Documentato dalle fonti a Roma, in «servitù stretta con i nipoti di Urbano Ottavo da quali fu molto accarezzato», Peruzzi fece ritorno, in età avanzata, nel paese natale marchigiano. Qui affidò a una serie di copie di celebri dipinti romani, raccolte nella piccola chiesa annessa al suo palazzo gentilizio, il ricordo del periodo romano. Le repliche di opere di Annibale e Ludovico Carracci, dell’allievo di Domenichino Andrea Camassei, costituiscono un attestato significativo delle preferenze accordate da Peruzzi al moderato naturalismo e alla semplicità pacata promossi dalla pittura bolognese e diffusi a Roma nei primi decenni del Seicento. Alle scelte artistiche del prelato, improntate a una sobrietà esemplare, si aggiunge inoltre l’orgoglio della rivendicazione delle frequentazioni illustri di Peruzzi a Roma. Gli originali selezionati per le repliche rinviano infatti a alcune delle più potenti famiglie della Capitale pontificia. Ai Barberini si deve la committenza degli originali di Ludovico Carracci e di Camassei, ai Borghese l’Ecce Homo di Agostino Ciampelli, ai Mattei la nota Pietà di Annibale Carracci, originariamente ubicata presso la chiesa romana di S. Francesco a Ripa. Unica tela di provenienza marchigiana, nella raccolta dell’abate, il Cristo coronato di spine (fig. 9), felicissima composizione della tarda maturità di Claudio Ridolfi. Dello stesso artista a Ostra Vetere, nell’altare maggiore della chiesa di Santa Croce, si conserva una Crocifissione e Santi.
ELENCO DELLE OPERE ESPOSTE 

1a-b. Dionisio Nardini (Sant’Angelo in Vado, attivo tra la fine del sec. XV e i primi decenni del sec. XVI) Sant’Antonio da Padova e San Michele Arcangelo ultimo decennio del sec. XV affresco staccato, 190,5x80 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
2. Dionisio Nardini (Sant’Angelo in Vado, attivo tra la fine del sec. XV e i primi decenni del sec. XVI) San Martino dona il mantello al mendicante datato 1491 affresco staccato, 271x271 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
3. Ambito marchigiano Tabernacolo su disegno di Dionisio Nardini (Sant’Angelo in Vado, attivo tra la fine del sec. XV e i primi decenni del sec. XVI) ultimo decennio del sec. XV pietra scolpita, 81x63x8 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
4. Andrea di Bartolo da Jesi (notizie dal 1464 al 1492) San Sebastiano 1470 circa affresco staccato, 205x70 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
5. Andrea di Bartolo da Jesi (notizie dal 1464 al 1492) Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate datato 1470 affresco staccato, 217x264,5 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
6. Bottega di Federico Barocci Stimmate di San Francesco d’Assisi copia da Federico Barocci (Urbino 1535-1612) olio su tela, 200x137,5 cm inizio del sec. XVII provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Parrocchia di S. Maria di Piazza
7. Bottega di Federico Barocci Annunciazione copia da Federico Barocci (Urbino 1535-1612) inizio del sec. XVII olio su tela, 285x185 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
8. Ambito umbro-marchigiano Crocifisso sec. XV legno scolpito e dipinto, 171x140 cm proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
9. Giglioni da Montecarotto (notizie nella metà del sec. XVII) Cassa reliquiario di S. Aurelio metà del sec. XVII legno scolpito e dorato, 168x83x67 cm provenienza: Chiesa di S. Maria di Piazza proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
10. Seguace marchigiano di Claudio Ridolfi Madonna in gloria con San Luigi IX, San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova prima metà del sec. XVII olio su tela, 237x160 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
11. Pietro Paolo Aquilini (Fabriano 1614- Jesi 1672) Sant’Antonio da Padova con il Bambino copia da Claudio Ridolfi (Verona 1570 - Corinaldo 1644) metà del sec. XVII olio su tela, 202x138,5 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
12. Cerchia di Claudio Ridolfi San Bonaventura da Bagnoregio metà del sec. XVII olio su tela, 200x138 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
13. Cerchia di Claudio Ridolfi San Ludovico da Tolosa metà del sec. XVII olio su tela, 200x138 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
14. Ambito marchigiano San Giuseppe da Copertino seconda metà del sec. XVIII olio su tela, 250x142 cm provenienza: Chiesa di S. Francesco proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
15. Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (Pomarance 1552 - Roma 1626) Cristo e San Pietro sul lago di Tiberiade fine del sec. XVI - inizio del sec. XVII olio su tela, 275x 170 cm provenienza: Chiesa di S. Maria di Piazza proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
16. Ambito marchigiano San Sebastiano curato da Sant’Irene sec. XVII olio su tela, 243x169 cm provenienza: Chiesa di S. Sebastiano (?) proprietà: Comune di Ostra Vetere
17. Ambito marchigiano Pietà con Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e membri della confraternita 1568 affresco staccato, 210x175 cm provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
18. Ambito marchigiano Madonna di Loreto sec. XVII maiolica, 54x33x13 cm proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
19. Ambito marchigiano (urbinate?) Natività fine del sec. XV- inizio del sec. XVI maiolica, 68x60x12 cm provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
20. Ambito marchigiano (urbinate?) Deposizione di Cristo nel sepolcro fine del sec. XV - inizio del sec. XVI maiolica, 60x59x13 cm provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso proprietà: Parrocchia di Ostra Vetere
21. Ambito centro-italiano Sant’Antonio da Padova con il Bambino fine del sec. XVII legno scolpito e dipinto, 180x90 cm proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
22. Giovan Battista Lombardello (Montenovo, oggi Ostra Vetere 1537 ca. - Perugia 1592) Gloria di angeli 1568 affresco staccato, 210x175 cm provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere 23. Ambito romano Ecce Homo copia da Agostino Ciampelli (Firenze 1565 - Roma 1630) prima metà del sec. XVII olio su tela, 123x101 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
24. Claudio Ridolfi (Verona 1570 - Corinaldo 1644) Cristo coronato di spine secondo quarto del sec. XVII olio su tela, 114x141 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
25. Ambito romano Pietà con la Maddalena copia da Annibale Carracci (Bologna 1560 - Roma 1609) prima metà del sec. XVII olio su tela, 64x41 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
26. Ambito romano Sant’Agnese rifiuta di adorare gli idoli copia da Andrea Camassei (Bevagna 1602 - Roma 1649) prima metà del sec. XVII olio su tela, 114x141 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
27. Cerchia di Antonio Carracci Resurrezione di Lazzaro primo quarto del sec. XVII olio su tela, 93x92 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
28. Ambito romano Sant’Antonio da Padova con il Bambino metà del sec. XVII olio su tela, 110x80 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
29. Ambito romano San Sebastiano gettato nella Cloaca Massima copia da Ludovico Carracci (Bologna 1555-1619) prima metà del sec. XVII olio su tela, 165x232 cm provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere
30. Ambito umbro-marchigiano Madonna del Carmelo, Santi e Beati inizio del sec. XVII olio su tela, 272x140 cm provenienza: Chiesa di S. Sebastiano (?) proprietà: Comune di Ostra Vetere
31. Ambito marchigiano Madonna della seggiola copia da Raffaello Sanzio (Urbino 1483 - Roma 1520) fine del sec. XVIII - inizio del sec. XIX olio su tela, cm 103x101 provenienza: Convento di S. Francesco proprietà: Comune di Ostra Vetere
IL FONDO ANTICO DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI OSTRA VETERE di Giovanna Flamma
La storia del fondo antico della biblioteca comunale di Ostra Vetere, antica Montenovo, è da ricollegare, in particolare, alle vicende della locale biblioteca dei Frati Minori Riformati, la cui fondazione si fa risalire al 1645 e si deve alla tenace volontà dei due fratelli religiosi della famiglia Conti: i padri Stefano e Angelo. L’incremento dei volumi, nella sede conventuale di S. Croce, fu così rapido che padre Giacomo, già nel 1674, inoltrò la richiesta al Definitorio della Provincia, di poter ampliare la libreria, dal momento che lo spazio risultava insufficiente ad accogliere la gran quantità di libri raccolti. Il 23 ottobre 1674 venne concessa la facoltà di procedere con i lavori di ampliamento dei locali. Un ruolo importante nell’arricchimento del patrimonio librario fu svolto nel Seicento da padre Giacinto e da alcune famiglie nobili del luogo: i Cesarei (il medico Cosmo di Montenovo, figlio di Cinzio), i Brunacci (Gaudenzio e Pietropaolo) e i Conti, com’è attestato dalle note di possesso manoscritte sui frontespizi o nelle pagine preliminari. Può essere definita, quella di S. Croce, una biblioteca pubblica in senso moderno, dal momento che, fin dalla sua fondazione, oltre ai religiosi si permetteva il libero accesso agli studiosi. In seguito alla soppressione napoleonica del 1810, il catalogo della biblioteca andò perduto, così che rimane il solo elenco delle materie alle quali i libri della raccolta afferiscono, stilato a seguito della soppressione post-unitaria. Tale inventario introduce all’importanza del patrimonio librario raccolto, costituito da discipline che abbracciano l’intero arco del sapere: Filosofia, Matematica, Medicina, Chirurgia, Teologia, Grammatica, Retorica, Poesia, Diritto Canonico, Diritto Civile, Storia Sacra, Libri proibiti. E’ del maggio del 1869 la devoluzione della biblioteca al Comune di Ostra Vetere; dal catalogo compilato nell’anno successivo, il numero complessivo delle pubblicazioni acquisite ammonta a circa 4000. Ai libri appartenuti all’antica Libreria dei Frati Minori Riformati, si aggiunsero in quell’occasione quelli facenti parte del fondo librario dei Padri Conventuali, anch’essi ricaduti sotto la soppressione del Decreto Valerio del 1861. I pochi volumi che possono essere ricondotti alla Biblioteca dei frati Conventuali recano sul frontespizio, o nelle pagine preliminari, la nota di possesso “Loci Sancti Francisci”, riferita al locale convento di San Francesco, sede originaria della biblioteca. Non si deve nascondere come le due soppressioni abbiano arrecato gravi danni sia alla consistenza numerica, sia alla conservazione delle due biblioteche. La catalogazione informatizzata attualmente in corso potrà restituire, una volta ultimata, il quadro complessivo di un fondo librario che, allo stato attuale dei lavori, può essere già annoverato tra le biblioteche storiche di maggiore interesse della regione.
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