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Il Museo Civico Parrocchiale PDF Stampa E-mail

IL MUSEO CIVICO-PARROCCHIALE “Maria Crocefissa Satellico” di Ostra Vetere

LA SEDE E IL PROGETTO MUSEOLOGICO
di Valter Curzi (Curatore scientifico del Progetto museologico)

Panorama - Veduta della piazzaIl Museo civico-parrocchiale di Ostra Vetere ha sede nell’ala principale dell’ex convento di S. Lucia (fig. 1), che ha ospitato l’Ordine delle Clarisse dal tardo Medioevo all’Ottocento.
Successivamente all’annessione delle Marche al Regno d’Italia, a cui veniva fatta seguire nel 1810 la soppressione delle corporazioni religiose, il complesso conventuale fu messo all’asta ad eccezione della chiesa limitrofa. Dall’edificio sacro, rimasto aperto al culto, fu tuttavia requisita la pala dell’altare maggiore raffigurante il Martirio di Santa Lucia di Giampietro Zanotti (1674-1765), inviata a Milano con lo scopo di incrementare le collezioni della costituenda Pinacoteca di Brera. Il mancato ingresso del dipinto nel museo milanese ne ha decretato sin dal 1874 il trasferimento nella parrocchiale di Pusiano (CO).
L’esecuzione del quadro di Ostra Vetere da parte del noto pittore bolognese nel 1703 si ricollega alla ristrutturazione della chiesa e del monastero che risale agli stessi anni. Alla radicale trasformazione dell’interno della chiesa nelle forme attuali, corrispondono nel convento interventi di ammodernamento significativamente attestati, nell’area interessata dall’allestimento del Museo, dall’elegante scala che conduce al primo piano (fig. 2).
Nell’ambiente del piano terreno, di fronte alla scala, la presenza di alcuni manufatti, riconducibili alla lavorazione delle olive e alla produzione del vino, documentano la trasformazione del convento nella sede di un’azienda agricola, a seguito della messa all’incanto dei locali che furono acquistati dalla famiglia Marulli.
Nel 2000 il comune di Ostra Vetere ha acquisito la proprietà dell’ex monastero promuovendone il restauro e destinando una parte dell’ampio complesso architettonico a sede del museo, dell’archivio storico comunale e della biblioteca civica.
Tali istituzioni sono chiamate ad agevolare, in primo luogo, la comunità locale nel riappropriarsi e nel tutelare il proprio patrimonio culturale. Tenendo presente questa esigenza, si è scelto di riunire opere d’arte di proprietà comunale e parrocchiale, nell’interesse prioritario di un recupero quanto più ampio possibile e della rilettura globale dell’eredità storica.
L’importanza della ricomposizione dei contesti originari trova l’espressione più significativa nel riordinamento e nella valorizzazione delle opere d’arte della chiesa conventuale di S. Francesco, abbattuta all’inizio del Novecento, e della biblioteca storica del Frati Minori Riformati, affidata alla cura del comune nel 1869.
E’ doveroso rievocare l’incuria e il disinteresse, negli anni successivi all’Unità d’Italia, nei confronti di tali beni dopo la liquidazione dell’asse ecclesiastico e la secolarizzazione dei due conventi.
Il varo del nuovo museo risarcisce Ostra Vetere della mancata partecipazione delle autorità locali dell’epoca al rinnovo delle istituzioni culturali di fine Ottocento, quando l’urgenza conservativa del patrimonio secolare uscito dai conventi soppressi, determinò l’apertura e la distribuzione capillare sul territorio nazionale di biblioteche e musei civici.

Museo civico parrocchiale - esterno Ingresso del Museo
Interno del museo, la scalinata Interno del museo , la scalinata
Il salone Il salone Il salone
La biblioteca La biblioteca

CHIESA E CONVENTO DI S. FRANCESCO

Ubicato originariamente nel cuore dell’abitato, nell’antica piazza del Mercatale, oggi piazza della Libertà (fig. 3), il complesso monastico di S. Francesco rappresentò per secoli il principale insediamento religioso di Ostra Vetere.
Le opere d’arte scampate alla distruzione e alla dispersione e raccolte in questa sede coprono l’ampio arco cronologico che dal Quattrocento si protrae fino al Settecento. Esse sono sufficienti a documentare il rapporto privilegiato dei fedeli con un luogo che dovette a lungo richiamare, insieme alla memoria delle antiche origini della comunità, esempi di fede, di dedizione, di stabilità sociale e, infine, di aggiornamento culturale.
L’insediamento francescano di Ostra Vetere viene ricordato fin dal 1292, quando papa Niccolò IV invia al convento una preziosa reliquia della croce di Cristo, accordandogli il permesso per la concessione di indulgenze.
Risalgono al sec. XVII le prime puntuali descrizioni della chiesa. Edificio originariamente a due navate, esso fu interessato nel 1635 da un restauro radicale. «Ai nostri giorni» rammentano le fonti dell’epoca «detta Chiesa fu ridotta a una sola navata […], levandola dall’architettura Gotica, bassa ed oscura, ad architettura un poco più aggiustata e moderna».
Il restauro comportò, come attestano i dipinti presenti nel museo, la sostituzione delle antiche immagini sacre con nuove pale d’altare, così da rendere possibile sia l’aggiornamento dell’iconografia sui più illustri modelli della scuole artistiche baroccesca e ridolfiana, sia la promozione e il rinnovo del culto di santi appartenenti all’Ordine francescano.
Al mancato ingresso di opere d’arte significative nel Settecento, corrisponde il declino progressivo del monastero, tanto che all’ingiunzione della sua chiusura, nel secolo successivo, avrebbero risposto quattro religiosi, i soli rimasti ad occupare gli ampi spazi del complesso conventuale.
Rientrato il monastero nei primi provvedimenti di soppressione delle corporazioni religiose, seguite all’Unità d’Italia, esso venne secolarizzato nel 1861, passando sotto l’amministrazione del comune che a sua volta lo consegnò in uso all’Abate Parroco, al quale fu concesso di mantenere la chiesa aperta al culto.
Ciò non fu tuttavia sufficiente a garantirne la custodia; fu anzi nella disputa, facile da ipotizzare, sulle rispettive competenze dell’ente proprietario e del soggetto affidatario, che si assistette a un degrado repentino dell’edificio religioso, fino alla chiusura nel 1909.
L’ultimo atto del monumento secolare fu consumato tra il 1914 e il 1915. Preservato il portale marmoreo romanico della facciata (fig. 4) - riutilizzato nella locale chiesa di S. Severo - e rimossi parte degli affreschi del Quattrocento, la chiesa venne rasa al suolo per far posto alla piazza attuale, sulla quale ancora oggi si affacciano, oltre alla torre campanaria e al chiostro, alcuni locali dell’ex monastero.


LE TESTIMONIANZE ARTISTICHE PIÙ ANTICHE

«L’edificio è cadente e la sua pronta demolizione s’impone oltre che per motivi d’incolumità pubblica, anche per togliere un testimonio triste dell’incuria raccapricciante in cui il manufatto fu lasciato». E’ con questo sorprendente resoconto che la Soprintendenza per la Conservazione dei Monumenti delle Marche accordò nel giugno del 1913 il permesso per la demolizione della chiesa di S. Francesco.
Fu nel corso dei lavori per l’atterramento dell’edificio che venne alla luce una serie di dipinti murali documentati, ancora in loco, attraverso una dettagliata relazione e una campagna fotografica approntate con lo scopo di programmare il distacco degli affreschi.
Sei profonde e ampie nicchie, ubicate ai lati dell’area presbiteriale e lungo la parete destra della chiesa, ospitavano una galleria di immagini sacre databili negli ultimi decenni del Quattrocento.
Nonostante la documentazione d’archivio dell’inizio del Novecento restituisca il proposito di un salvataggio integrale degli affreschi, per la verità notevolmente danneggiati, attualmente rimangono i soli dipinti esposti in questa sede.
Le testimonianze più antiche del ciclo pittorico si ricollegano, con ogni probabilità, alla grave pestilenza che attorno al 1470 funestò la Marca. Oltre alla data riportata nella Madonna con Bambino e Santi (fig. 5), potrebbe accreditare tale ipotesi la presenza del San Sebastiano, per secoli invocato contro il morbo insieme a San Rocco.
Al pittore Andrea di Bartolo da Jesi, attivo nella stessa epoca nella vicina chiesa di S. Fortunato, nei pressi di Serra de Conti, può essere ricondotto il dipinto con la Vergine e i Santi Giovanni Battista e Antonio Abate. L’ opera fortemente influenzata, nel carattere ieratico e arcaico, dai modi del più noto Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro, conferma i stretti rapporti tra i due artisti, di recente attestati per via documentaria.
A distanza di due decenni il pittore di Sant’Angelo in Vado Dionisio Nardini riprese la decorazione della chiesa con il San Martino e che dona il mantello al mendicante, una serie di Santi, dei quali rimane il Sant’Antonio da Padova (fig. 6) e un San Domenico con il libro della regola, attualmente disperso, ma documentato sia dalla campagna fotografica dell’inizio del Novecento, sia dal soprintendente Luigi Serra che lo registra nel 1925 presso il Municipio.
Se sopravvissuto nella sua interezza il ciclo di Ostra Vetere avrebbe costituito una delle tappe più significative del percorso artistico di Nardini, fortemente segnato dalla cultura figurativa urbinate ruotante intorno al pittore Giovanni Santi, padre di Raffaello.


IL RESTAURO DELLA CHIESA NEL SEICENTO

Prima del restauro del 1635, che trasformò radicalmente la chiesa, si intese risarcirne il decoro con la ricostruzione della cappella dedicata all’Annunciazione.
Per l’arredo ci si avvalse della collaborazione della bottega del noto maestro urbinate Federico Barocci, ottenendo la copia dell’Annunciazione (fig. 7), una delle sue più celebri invenzioni pittoriche. Il dipinto originale, attualmente conservato nella Pinacoteca Vaticana, venne eseguito tra il 1582 e il 1584 per la Cappella dei Duchi di Urbino nella basilica di Loreto. Il successo riscontrato dall’opera è documentato da numerosissime copie realizzate dentro e fuori la bottega del maestro.
La versione di Ostra Vetere, impaginata con l’aggiunta dell’Eterno Padre mancante nell’originale, rientra nel novero delle opere condotte con l’utilizzo di cartoni e disegni del maestro e può essere riferita a un allievo e collaboratore di Barocci.
A conferma del rapporto privilegiato della comunità monastica di Ostra Vetere con la bottega baroccesca - oberata all’inizio del Seicento da numerosissime richieste per il cui vaglio interviene lo stesso duca Francesco Maria II Della Rovere - rimane inoltre il quadro raffigurante le Stimmate di San Francesco, forse collocato in origine nell’altare maggiore.
Si tratta della copia del dipinto eseguito da Barocci per la chiesa di S. Francesco in Urbino. Una pala d’altare replicata, come l’Annunciazione, in decine e decine di esemplari, tanto da divenire nel sec. XVII una delle immagini normative dell’ordine francescano.
Con il restauro della chiesa, alla bottega di Barocci subentrò quella di Claudio Ridolfi, il pittore veronese - stabilitosi nel secondo decennio del Seicento nella vicina Corinaldo - erede indiscusso delle fortune del grande artista urbinate, scomparso nel 1612.
Tutti i dipinti richiesti per la chiesa di San Francesco, dopo i lavori di ristrutturazione, sono debitori delle invenzioni e dei modi di Ridolfi. Un fatto, quest’ultimo, testimone sia del favore accordato dalla committenza al linguaggio devoto e edificante dell’artista, sia dell’influsso da lui esercitato nel contesto artistico locale.

TESTIMONIANZE ARTISTICHE DALLE CHIESE DEL SS. CROCIFISSO
E DI S. ANTONIO DA PADOVA AL BORGO

Ubicata «fuori de muri», a poca distanza dall’abitato, la chiesa del Santissimo Crocifisso venne costruita inglobando un’edicola affrescata nel Quattrocento con la Crocifissione di Cristo, immagine ritenuta miracolosa.
Il persistere della venerazione di tale effige, motivò l’ampliamento dell’edificio e la realizzazione di una serie di dipinti murali di carattere votivo, commissionati tra la fine degli anni Sessanta del Cinquecento e l’inizio del decennio successivo.
Al ciclo di dipinti della chiesa appartiene la coppia di affreschi esposta nel museo, raffigurante una Gloria di Angeli, frammento superstite della Natività di Cristo, e una Pietà con San Giuseppe d’Arimatea e San Giovanni Evangelista. Lo stato lacunoso dei dipinti da conto del precoce degrado delle opere, già lamentato nel tardo Seicento quando a danno della Pietà, si registrava la «superstiziosa devozione dei fedeli, che si portano [via] il calcinaccio per la febbre».
La Natività, insieme ad altri brani affrescati ancora ubicati nella chiesa del SS. Crocifisso, rimane la sola testimonianza dell’attività di Giovan Battista Lombardelli a Ostra Vetere.
Qui il pittore era nato intorno al 1537 e le opere in questione documentano l’avvio della sua fortunata carriera professionale, prima del prolungato soggiorno romano che lo vide partecipe di alcuni dei più importanti cantieri artistici dell’epoca.
Dalla chiesa provengono inoltre la coppia di formelle in terracotta policroma (fig. 8), rari esemplari di una tipologia di maioliche, di carattere devozionale, ma al di fuori della produzione seriale, attestatasi tra Marche e Romagna intorno all’ultimo quarto del Quattrocento.
A Giovan Battista Peruzzi, abate di S. Maria di Piazza a Ostra Vetere dal 1656 al 1662, si deve la costruzione della chiesa-oratorio di S. Antonio da Padova dalla quale provengono il gruppo di dipinti conservatosi fortunosamente nella sua integrità e qui riallestito.
Documentato dalle fonti a Roma, in «servitù stretta con i nipoti di Urbano Ottavo da quali fu molto accarezzato», Peruzzi fece ritorno, in età avanzata, nel paese natale marchigiano. Qui affidò a una serie di copie di celebri dipinti romani, raccolte nella piccola chiesa annessa al suo palazzo gentilizio, il ricordo del periodo romano.
Le repliche di opere di Annibale e Ludovico Carracci, dell’allievo di Domenichino Andrea Camassei, costituiscono un attestato significativo delle preferenze accordate da Peruzzi al moderato naturalismo e alla semplicità pacata promossi dalla pittura bolognese e diffusi a Roma nei primi decenni del Seicento.
Alle scelte artistiche del prelato, improntate a una sobrietà esemplare, si aggiunge inoltre l’orgoglio della rivendicazione delle frequentazioni illustri di Peruzzi a Roma. Gli originali selezionati per le repliche rinviano infatti a alcune delle più potenti famiglie della Capitale pontificia. Ai Barberini si deve la committenza degli originali di Ludovico Carracci e di Camassei, ai Borghese l’Ecce Homo di Agostino Ciampelli, ai Mattei la nota Pietà di Annibale Carracci, originariamente ubicata presso la chiesa romana di S. Francesco a Ripa.
Unica tela di provenienza marchigiana, nella raccolta dell’abate, il Cristo coronato di spine (fig. 9), felicissima composizione della tarda maturità di Claudio Ridolfi.
Dello stesso artista a Ostra Vetere, nell’altare maggiore della chiesa di Santa Croce, si conserva una Crocifissione e Santi.

ELENCO DELLE OPERE ESPOSTE

Formelle deposizione



1a-b. Dionisio Nardini
(Sant’Angelo in Vado, attivo tra la fine del sec. XV e i primi decenni del sec. XVI)
Sant’Antonio da Padova e San Michele Arcangelo
ultimo decennio del sec. XV
affresco staccato, 190,5x80 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

2. Dionisio Nardini
(Sant’Angelo in Vado, attivo tra la fine del sec. XV e i primi decenni del sec. XVI)
San Martino dona il mantello
al mendicante
datato 1491
affresco staccato, 271x271 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

3. Ambito marchigiano
Tabernacolo
su disegno di Dionisio Nardini
(Sant’Angelo in Vado, attivo tra la fine del sec. XV e i primi decenni del sec. XVI)
ultimo decennio del sec. XV
pietra scolpita, 81x63x8 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

4. Andrea di Bartolo da Jesi
(notizie dal 1464 al 1492)
San Sebastiano
1470 circa
affresco staccato, 205x70 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

5. Andrea di Bartolo da Jesi
(notizie dal 1464 al 1492)
Madonna con Bambino, San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate
datato 1470
affresco staccato, 217x264,5 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

6. Bottega di Federico Barocci
Stimmate di San Francesco d’Assisi
copia da Federico Barocci
(Urbino 1535-1612)
olio su tela, 200x137,5 cm
inizio del sec. XVII
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Parrocchia di S. Maria di Piazza

7. Bottega di Federico Barocci
Annunciazione
copia da Federico Barocci
(Urbino 1535-1612)
inizio del sec. XVII
olio su tela, 285x185 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

8. Ambito umbro-marchigiano
Crocifisso
sec. XV
legno scolpito e dipinto, 171x140 cm
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

9. Giglioni da Montecarotto
(notizie nella metà del sec. XVII)
Cassa reliquiario di S. Aurelio
metà del sec. XVII
legno scolpito e dorato, 168x83x67 cm
provenienza: Chiesa di S. Maria di Piazza
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

10. Seguace marchigiano di Claudio Ridolfi
Madonna in gloria con San Luigi IX, San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova
prima metà del sec. XVII
olio su tela, 237x160 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

11. Pietro Paolo Aquilini
(Fabriano 1614- Jesi 1672)
Sant’Antonio da Padova con il Bambino
copia da Claudio Ridolfi
(Verona 1570 - Corinaldo 1644)
metà del sec. XVII
olio su tela, 202x138,5 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

12. Cerchia di Claudio Ridolfi
San Bonaventura da Bagnoregio
metà del sec. XVII
olio su tela, 200x138 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

13. Cerchia di Claudio Ridolfi
San Ludovico da Tolosa
metà del sec. XVII
olio su tela, 200x138 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere

14. Ambito marchigiano
San Giuseppe da Copertino
seconda metà del sec. XVIII
olio su tela, 250x142 cm
provenienza: Chiesa di S. Francesco
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

15. Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio
(Pomarance 1552 - Roma 1626)
Cristo e San Pietro sul lago di Tiberiade
fine del sec. XVI - inizio del sec. XVII
olio su tela, 275x 170 cm
provenienza: Chiesa di S. Maria di Piazza
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

16. Ambito marchigiano
San Sebastiano curato da Sant’Irene
sec. XVII
olio su tela, 243x169 cm
provenienza: Chiesa di S. Sebastiano (?)
proprietà: Comune di Ostra Vetere

17. Ambito marchigiano
Pietà con Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e membri della confraternita
1568
affresco staccato, 210x175 cm
provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

18. Ambito marchigiano
Madonna di Loreto
sec. XVII
maiolica, 54x33x13 cm
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

19. Ambito marchigiano (urbinate?)
Natività
fine del sec. XV- inizio del sec. XVI
maiolica, 68x60x12 cm
provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

20. Ambito marchigiano (urbinate?)
Deposizione di Cristo nel sepolcro
fine del sec. XV - inizio del sec. XVI
maiolica, 60x59x13 cm
provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso
proprietà: Parrocchia di Ostra Vetere

21. Ambito centro-italiano
Sant’Antonio da Padova con il Bambino
fine del sec. XVII
legno scolpito e dipinto, 180x90 cm
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

22. Giovan Battista Lombardello (Montenovo, oggi Ostra Vetere 1537 ca. - Perugia 1592)
Gloria di angeli
1568
affresco staccato, 210x175 cm
provenienza: Chiesa del SS. Crocifisso
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

23. Ambito romano
Ecce Homo
copia da Agostino Ciampelli
(Firenze 1565 - Roma 1630)
prima metà del sec. XVII
olio su tela, 123x101 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

24. Claudio Ridolfi
(Verona 1570 - Corinaldo 1644)
Cristo coronato di spine
secondo quarto del sec. XVII
olio su tela, 114x141 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

25. Ambito romano
Pietà con la Maddalena
copia da Annibale Carracci
(Bologna 1560 - Roma 1609)
prima metà del sec. XVII
olio su tela, 64x41 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

26. Ambito romano
Sant’Agnese rifiuta di adorare gli idoli
copia da Andrea Camassei
(Bevagna 1602 - Roma 1649)
prima metà del sec. XVII
olio su tela, 114x141 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

27. Cerchia di Antonio Carracci
Resurrezione di Lazzaro
primo quarto del sec. XVII
olio su tela, 93x92 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

28. Ambito romano
Sant’Antonio da Padova con il Bambino
metà del sec. XVII
olio su tela, 110x80 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

29. Ambito romano
San Sebastiano gettato nella Cloaca Massima
copia da Ludovico Carracci
(Bologna 1555-1619)
prima metà del sec. XVII
olio su tela, 165x232 cm
provenienza: Chiesa di S. Antonio da Padova
proprietà: Parrocchia di Santa Maria di Piazza di Ostra Vetere

30. Ambito umbro-marchigiano
Madonna del Carmelo, Santi e Beati
inizio del sec. XVII
olio su tela, 272x140 cm
provenienza: Chiesa di S. Sebastiano (?)
proprietà: Comune di Ostra Vetere

31. Ambito marchigiano
Madonna della seggiola
copia da Raffaello Sanzio
(Urbino 1483 - Roma 1520)
fine del sec. XVIII - inizio del sec. XIX
olio su tela, cm 103x101
provenienza: Convento di S. Francesco
proprietà: Comune di Ostra Vetere


IL FONDO ANTICO DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI OSTRA VETERE
di Giovanna Flamma

La storia del fondo antico della biblioteca comunale di Ostra Vetere, antica Montenovo, è da ricollegare, in particolare, alle vicende della locale biblioteca dei Frati Minori Riformati, la cui fondazione si fa risalire al 1645 e si deve alla tenace volontà dei due fratelli religiosi della famiglia Conti: i padri Stefano e Angelo.
L’incremento dei volumi, nella sede conventuale di S. Croce, fu così rapido che padre Giacomo, già nel 1674, inoltrò la richiesta al Definitorio della Provincia, di poter ampliare la libreria, dal momento che lo spazio risultava insufficiente ad accogliere la gran quantità di libri raccolti.
Il 23 ottobre 1674 venne concessa la facoltà di procedere con i lavori di ampliamento dei locali.
Un ruolo importante nell’arricchimento del patrimonio librario fu svolto nel Seicento da padre Giacinto e da alcune famiglie nobili del luogo: i Cesarei (il medico Cosmo di Montenovo, figlio di Cinzio), i Brunacci (Gaudenzio e Pietropaolo) e i Conti, com’è attestato dalle note di possesso manoscritte sui frontespizi o nelle pagine preliminari.
Può essere definita, quella di S. Croce, una biblioteca pubblica in senso moderno, dal momento che, fin dalla sua fondazione, oltre ai religiosi si permetteva il libero accesso agli studiosi.
In seguito alla soppressione napoleonica del 1810, il catalogo della biblioteca andò perduto, così che rimane il solo elenco delle materie alle quali i libri della raccolta afferiscono, stilato a seguito della soppressione post-unitaria.
Tale inventario introduce all’importanza del patrimonio librario raccolto, costituito da discipline che abbracciano l’intero arco del sapere: Filosofia, Matematica, Medicina, Chirurgia, Teologia, Grammatica, Retorica, Poesia, Diritto Canonico, Diritto Civile, Storia Sacra, Libri proibiti.
E’ del maggio del 1869 la devoluzione della biblioteca al Comune di Ostra Vetere; dal catalogo compilato nell’anno successivo, il numero complessivo delle pubblicazioni acquisite ammonta a circa 4000.
Ai libri appartenuti all’antica Libreria dei Frati Minori Riformati, si aggiunsero in quell’occasione quelli facenti parte del fondo librario dei Padri Conventuali, anch’essi ricaduti sotto la soppressione del Decreto Valerio del 1861.
I pochi volumi che possono essere ricondotti alla Biblioteca dei frati Conventuali recano sul frontespizio, o nelle pagine preliminari, la nota di possesso “Loci Sancti Francisci”, riferita al locale convento di San Francesco, sede originaria della biblioteca.
Non si deve nascondere come le due soppressioni abbiano arrecato gravi danni sia alla consistenza numerica, sia alla conservazione delle due biblioteche. La catalogazione informatizzata attualmente in corso potrà restituire, una volta ultimata, il quadro complessivo di un fondo librario che, allo stato attuale dei lavori, può essere già annoverato tra le biblioteche storiche di maggiore interesse della regione.


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